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GiÓ sento l'emozione - una vita per Ostia



Alberino Vicari

Questa intervista è stata pubblicata in lingua olandese su:
Profiel. Contactorgaan Historische Archeologieën Rijksuniversiteit Leiden, 1,2 (Gennaio 1988), 23-30.
Qui è presentato il testo originale.
Vorrei ringraziare M.B. Annis e B. Cooper per aver corretto la mia traduzione in italiano.

Il sig. Vicari è morto qualche anno fa.

Il suo lavoro e la città di Ostia sono il soggetto di un filmato di 25 minuti.
Per ulteriori informazioni contattate:

Sig. Gerard Huissen
ValkVisuals bv
Witbolstraat 16
1032 LD Amsterdam
Paesi Bassi
E-mail: huissen@valkvisuals.nl

Jan Theo Bakker
21 gennaio 1996

Per mezzo secolo Alberino Vicari (nato il 21 marzo 1921; sposato, un figlio) ha lavorato per la conservazione delle pitture ad Ostia. E' l'unico membro ancora vivente della direzione ad Ostia, che ha visto la grande campagna di scavi negli anni 1937-1942. E' pensionato dal 1 aprile 1986. Ecco una buona occasione per chiedere un'intervista.

L'intervista avviene martedì 14 luglio 1987. Nel pomeriggio scegliamo un posto sotto la pergola dinanzi al museo costruito da Pio IX sul terreno degli scavi. Mi meraviglio dell'apparenza di Vicari, sembra "settentrionale" (assomiglia a Danny Kaye, che fa supporre che discende dai Romagnoli, che hanno colonizzato i dintorni di Ostia al principio del secolo). Metto sulla tavola una bottiglia di Lacrima d'Arno e due bicchieri, e pongo la prima domanda.

Signor Vicari, quando è incominciato il Suo lavoro qui e come era?

"Il 12 marzo 1936. Il lavoro qui non era estraneo alla mia famiglia. Mio padre ha partecipato agli scavi della necropoli di Porta Laurentina, io sono nato ad Ostia Antica. Dapprima ero factotum. Avevo cura della posta e del trasporto dei direttori, Guido Calza e Italo Gismondi. Per ciò bisognava portare due biciclette alla stazione. Quindi, pedalavo là ogni giorno, con in tutte e due le mani i manubri delle biciclette dei signori. Qualche tempo dopo, Gismondi ovviamente ha stimato il mio lavoro: sono stato incaricato del restauro dei mosaici."

Poco dopo sono incominciati gli scavi per ordine di Mussolini, per l'Esposizione Universale di Roma. Era un ordine formale?

"Sì, non era possibile dire 'no'."

Riprese originali degli scavi dell'estate del 1939:

.

Fu ordinato uno scavo di moltissimi ettari. Interessante, ma scientificamente irresponsabile. Per ciò c'era gioia o inquietudine presso la direzione?

"Un po' di gioia, per coloro che erano d'accordo colle aspirazioni fasciste. E tali erano anche qui. La campagna è cominciata nel 1937. Mussolini ha visitato gli scavi nel 1938. Dal primo piano degli Horrea Epagathiana osservava gli scavi, dietro una cancellata, quasi come se si trovasse sul balcone di Piazza Venezia. Nell'inverno dell'anno successivo il re, Vittorio Emanuele III, visitò gli scavi. Andò all'Insula delle Volte Dipinte. Quest'edificio era conservato abbastanza bene, il soffitto del pianterreno era intatto. Durante lo scavo è stato possibile entrare da una finestra. Qui lavoravo alle pitture, che intanto erano divenuto il mio compito."

Chi costituiva la direzione in quegli anni?

"Il direttore (di "Soprintendente" non si parlava in quel tempo) era Guido Calza, sino alla sua morte, ai primi del 1946. Per breve tempo è anche stato direttore del Palatino e del Foro a Roma. (Gli occhi di Vicari si schiariscono). Era un gentiluomo, ben curato. Come Gismondi era arrivato qui quando era giovane. Dal '35/'36 ha abitato nel Castello (il Castello stesso di Ostia) con la sua prima moglie. La signora era oriunda dei dintorni di Trieste ed era una donna molto facoltosa e molto riservata. Parecchi anni dopo la morte di lei e circa cinque mesi prima della propria morte Calza si è risposato con Raissa de Chirico. Lei era arrivata qui nel '37/'38 come fotografa e segretaria. Più tardi è divenuta esperta nel campo della scultura romana. Gismondi, noto per il suo modello della Roma antica nel Museo della Civiltà Romana all'EUR, lavorava propriamente soltanto ad Ostia, ma il suo aiuto era richiesto altrove da molti.

Poi c'era Herbert Bloch, il Tedesco, che è arrivato quando era appena cominciata la grande campagna degli scavi. Era specializzato nella ricerca dei materiali da costruzione. Poiché la sua altezza era di circa due metri ha chiesto a me di andare carponi in cunicoli sotterranei, in cerca di bolli laterizi. Il suo primo soggiorno fu di poca durata. Era ebreo e, per ovvie ragioni, è fuggito nel '39/'40 in America. Poco dopo la guerra, nel '47/'48, è ritornato.

Poi c'era Russell Meiggs. Era un uomo splendido, eccentrico, coi capelli lunghissimi. A novembre portava ancora i calzoni corti. Aveva anche una maglia azzurra, confezionata da sua moglie, sul petto una rappresentazione del faro di Porto con una nave su ambo i lati, come un mosaico sul Piazzale delle Corporazioni. Mi ricordo una visita piuttosto straordinaria a Porto. Un giorno Meiggs è arrivato con un motociclo inglese con carrozzella, e mi disse: "In vettura! Andiamo a Porto". Ma io rispondevo: "Non abbiamo un permesso, le rovine sono nella tenuta Torlonia, una zona privata!" Alla fine siamo partiti. Siamo entrati attraverso un buco nel reticolato. Però, siamo stati colti sul fatto dai guardiani, che hanno chiamato la polizia di Fiumicino. Meiggs spiegava ampiamente alla polizia che era entrato per poter finire un libro molto importante, e subito ha ricevuto un permesso, una cosa richiesta dagli Italiani invano per anni!"

Qual era il suo compito durante la campagna 1937-1942?

"In quegl'anni ho messo mano alla cura, alla pulizia e al consolidamento delle pitture. Parecchie minacciavano di cadere dal muro e furono distaccate e trasportate al magazzino. Abbiamo lavorato con poco denaro e risorse rudimentali: i buchi furono riempiti con gesso, talvolta le pitture furono fissate con iuta."

Come fu l'andamento della grande campagna?

"Si lavorava con circa 200 operai, divisi in due gruppi. Il "gruppo Levantesi" (portava il nome del capo) lavorava dal teatro fino alla Porta Laurentina e le Taberne dei Pescivendoli. Il "gruppo Berardi" lavorava dagli Horrea Epagathiana fino alla Porta Marina. La sorveglianza era affidata per lo più a operai e custodi "vecchi".

Di sera aiutavo nel portare i ritrovamenti all'ufficio, in carriole. Soprattutto molte lucerne, da trenta a quaranta ogni giorno, in tutto centinaia, migliaia.

In questo tempo la zona archeologica era quasi libera di vegetazione e si poteva prendere la malaria. La malaria fu sterminata definitivamente nel 1946, quando gli Americani hanno spruzzato il DDT dagli aeroplani. Nel '42 Gismondi cominciò col piantare dei pini. Erano coltivati con amore dai custodi, così come liberavano con amore le strade della vegetazione. Non come ora, ora i custodi non fanno niente."

Si dice che muri tardoantichi non sono curati scrupolosamente ...

"Muri tardoantichi non sono stati conservati. Sono stati trovati e (fa un gesto spingendo con tutte e due le mani e mi guarda un po' malizioso) "blam!" ... rovesciati. Il più dei cocci è stato buttato via, soltanto vasi e lucerne più o meno intatti sono stati conservati. Non sono stati inventariati."

Poco dopo la campagna è morto Calza, si dice per esaurimento ...

"Allora non ero qui. Dal gennaio '41 ero nell'esercito, dapprima in Italia, un anno dopo fui imbarcato per la Tunisia. La mia nave fu bombardata e affondata dagli Americani. Più tardi sono caduto prigioniero degli Inglesi. Dal '43 al '46 sono stato in campi di prigionia, uno in Ashford, Kent, ove ho visto sorvolare i V1 e V2."

Che cosa è successo ad Ostia dopo il '42?

"Lo scavo era chiuso al pubblico, ma c'erano i custodi. Si dice che gli Americani abbiano rubato parecchie cose, ad esempio la testa della statua di Vittoria sul Foro. La testa è finita in Svezia e restituita più tardi tramite il re Gustavo."

Dopo il Suo ritorno Lei ha continuato a lavorare alle pitture?

"Sì, a quelle di Ostia e della necropoli nell'Isola Sacra. Per il restauro delle pitture sono state provate parecchie tecniche. Si procede allo stacco in questo modo: dapprima i colori sono fissati con paraloid. Allora la pittura si stacca con speciali coltelli, asportando eventualmente anche pezzi di muro. Dinanzi alla pittura si colloca una tavola, sulla quale si fissa la pittura. Ora l'insieme può essere trasportato. Per finire, nel laboratorio i due o tre millimetri superiori sono conservati e fissati su un nuovo sottofondo. Questo sottofondo è stucco composto come lo stucco romano.

Fino agli anni Sessanta molte pitture rimaste "in situ" erano perfettamente conservate, ma dopo la costruzione dell'aeroporto di Fiumicino andavano in rovina. Entro quattro o cinque anni tutto era distrutto. Era un disastro. I colori sparivano e compariva craquelé, forse per effetto delle vibrazioni degli aeroplani. Il lavoro di consolidamento è cominciato da capo e molte pitture sono state portate in magazzino."

Quali archeologi del dopoguerra ha conosciuto?

"Solin, gli Olandesi Van Essen e Vermaseren. E naturalmente Russell Meiggs, "professore capelli lunghi". I suoi capelli cascavano sulle spalle, in maniera che sembrava una donna. Per lui mangiare non esisteva, faceva sempre i suoi studi. Ma di sera spesso visitava un'osteria, ove parlava della storia degli scavi e di Ostia Antica cogli anziani del paese (tra parentesi, mia madre mi ha raccontato che durante la prima guerra mondiale lei trafugava pane per i prigionieri Austriaci, che erano nel Castello e erano costretti a scavare). Meiggs era un uomo piuttosto confuso, che dimenticava durante una conversazione che cosa aveva detto. Si comportava come un amico, non come un professore, e era sempre di buon umore. Una volta è arrivato con sua figlia per abitare nella casa di Becatti (proprio davanti all'ingresso degli scavi), che a sua volta andò ad abitare nella casa di Meiggs in Inghilterra. [Meiggs è morto, a quasi novant'anni, il 24 giugno 1989 - JThB].

Dal 1947 al 1958 Gismondi fece studi intensivi, moltissimi saggi di scavo, e fece anche la grande pianta generale. Purtroppo ha portato via tutte le sue relazioni, quando è andato via da Ostia. Anche lui ha abitato nel Castello, con sua moglie e due figlie. Era un uomo serio, che stimava colui che meritava stima. Non faceva spesso complimenti, ma si curava dei suoi subalterni. Mi conosceva da giovane ed ero come un figlio per lui. E' morto nel 1974, ma se ritornasse oggi, manderebbe via subito la nuova generazione di custodi. Aveva organizzato i custodi come militari, ora alcuni sembrano drogati.

Poi venne Giovanni Becatti. Lui si è sposato nella Basilica Cristiana poco dopo la guerra. Poi sono arrivati altri direttori, fino alla Signora Arena, che attualmente fa le veci di Soprintendente."

Sono venuti molti visitatori famosi?

"Certo. Per esempio il re Gustavo di Svezia, papa Giovanni Paolo II e Gromiko. Ho fatto da guida alla moglie di Eisenhower (mi dava regali da Napoli) e ad alcune dive e divi del cinema: Kim Novak, che paragonavo a Grace Kelly, che la rallegrava in modo un po' infantile, Gene Tierney e Kirk Douglas. Kirk Douglas è stato qui cinque o sei volte e allora richiedeva specialmente me per un giro: un uomo cordiale, che parlava bene l'italiano. Parti di film sono state girate qui: uno con Charles Boyer, Marcello Mastroianni e Sophia Loren [1955: La Fortuna di Essere Donna - JThB], un altro con Rock Hudson (un uomo un po' serio, che non parlava molto), Gina Lolllobrigida e Sandra Dee [1961: Come September; vedi foto - JThB]. Le località predilette erano il Foro, la Basilica, la Curia e il Caseggiato del Larario. Ho parlato anche col famoso pittore De Chirico (il primo marito di Raissa Calza, hanno divorziato). Lui, durante una visita all'Insula delle Muse, concludeva che i romani avevano poco cervello: "Erano bravi costruttori ma - al contrario degli Etruschi - non hanno saputo dipingere"."

Che cosa è cambiato di più per Lei dal 1936?

Un tempo tutti coloro che lavoravano qui abitavano nei dintorni, ora non più. Un tempo il lavoro ad Ostia era nel cuore della gente e questo è cambiato."

Come si sente dopo aver lavorato mezzo secolo ad Ostia?

"Non posso abbandonare Ostia. Non posso immaginarmi di non vedere Ostia un solo giorno. Mi sentirei male. Se sono triste ho l'abitudine di passeggiare in Via della Fontana, una strada sempre senza turisti e tranquilla. Allora sono vicino ai vecchi abitanti della città e subisco una specie di metamorfosi. Per me c'è sempre emozione nelle rovine."

Che lavoro fa adesso?

"Ora sono una guida. E preferisco i gruppi, perché in questo caso c'è più gente interessata (i più sono già stanchi dopo aver raggiunto il Caseggiato dei Molini). Preferisco Tedeschi, Italiani e Inglesi."

Epilogo

Metto giù la penna e parliamo un altro po' "off the record". Verso le sei andiamo a piedi verso l'uscita, lungo il Decumano Massimo. Quando ci avviciniamo alla Via della Fontana Vicari dice: "Già sento l'emozione!", e quando abbiamo la vista della strada: "E' un sentimento strano, non lo capisco. Questa strada, sempre nell'ombra ...".

Jan Theo Bakker

col gentile consenso della dr.ssa M.G. Lauro (Soprintendenza di Ostia Antica)